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India, mossa a sorpresa della Banca centrale: nessun calo nei tassi di interesse

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Gli analisti si aspettavano la riduzione al 6% del tasso di interese. La BRI invece ha deciso di lasciarlo invariato
Il tasso di interesse in India rimane al 6,25%. La Reserve Bank of India (RBI) guidata dal Governatore RBI Urjit Patel ha quindi deciso di non procedere all'ulteriore abbassamento del costo del denaro (l'ultimo c'era stato a ottobre scorso, di 25 punti base), andando contro le aspettative degli analisti che invece immaginavano un ritorno a quota 6%. Viene quindi rinviata ancora la discesa sotto questo quota, che resiste ormai dalla fine del 2010 (nel 2012 invece ha raggiunto il picco a quota 8,25%).

A pesare è stato probabilmente il fatto che un abbattimento dei tassi avrebbe finito per alimentare l'inflazione (In India resta attorno a quota 2,5% ed è in discesa), dal momento che avrebbe amplificato in modo esponenziale gli effetti dell'aumento del prezzo del petrolio e delle materie prime.

Inoltre il Governo del primo ministro Narendra Modi ha presentato settimana scorsa un programma per stimolare la crescita, aumentare la spesa in infrastrutture e tagliare le tasse per la maggior parte delle aziende (anche per salvare la faccia dopo lo scivolone della demonetizzazione di novembre, quando per contrastare l'evasione fiscale furono ritirati i tagli da 500 e mille rupie, l’86% di tutto il denaro circolante).
Dal momento che il Governo intende stimolare l'economia, non c'è più molta necessità di fare lo stesso tramite il taglio dei tassi.

Inoltre l'ulteriore abbattimento dei tassi avrebbe finito per incentivare il deflusso di capitali esteri (già sostanzioso nei mesi scorsi). Nel programma presentato settimana scorsa invece, per tagliare la burocrazia e facilitare gli investimenti diretti esteri viene abolita l’Agenzia che si occupa di promuoverli.

L'India fino a poche settimane fa era il paese che - tra le grandi economie del Mondo - aveva il tasso di sviluppo più elevato (primato perso solo di recente). A dicembre 2016, il ministro indiano per gli Affari interni, Kiren Rijiju, ha annunciato che la loro economia è diventata la quinta mondiale (Il Pil indiano è di 150.000 miliardi di rupie, e viaggia al ritmo di 6,5-7%): "Veniamo subito dopo gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e la Germania... e siamo davanti alla Gran Bretagna".

Va ricordato che gli analisti di Goldman Sachs a gennaio hanno invitato a puntare su alcune "Brics", ovvero le valute di Brasile, Russia e India giustificando questo invito con 4 motivi: il miglioramento nella bilancia dei pagamenti, il contenimento dell'inflazione, rendimenti reali attraenti e le prospettive di una crescita più solida nei prossimi dodici mesi.



Dal punto di vista valutario, la Rupia è una di quelle valute che hanno tenuto testa al dollaro nell'ultimo triennio, questo nonostante i minimi record contro il 'biglietto verde' raggiunti nel mese di novembre. Al netto dell'inflazione, la rupia si è addirittura apprezzata del 16% dalla fine del 2013 contro il Dollaro (cross UsdInr), secondo i dati della Banca dei regolamenti internazionali.

Nell'ultimo periodo invece, dopo il picco raggiunto a seguito dell'elezione di Trump, la Rupia ha ripreso molto terreno sul biglietto verde, come vediamo in questo grafico tratto dal broker .
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Questa forza della valuta potrebbe diventare motivo di grossa preoccupazione per la RBI in futuro, perché può portare a una perdita di competitività delle esportazioni, che potrebbe danneggiare la crescita" indiana. Vedremo.

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