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Nuova marcia indietro del DOLLARO (e inflazione debole negli USA). Index sotto quota 100

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Il cambio EurUsd sale in modo deciso, riportandosi verso 1,085 dopo essere sceso sotto 1,08 per la prima volta da quasi una settimana

Il dollaro torna a fare marcia indietro dopo i guadagni di lunedì. Sui mercati si respira un clima misto tra speranza e prudenza. Da una parte si guarda con ottimismo ai trattamenti medici per combattere il Covid, dall’altra si temono nuove ondate di contagi, dopo l’allenamento dei lockdown.

Il biglietto verde paga anche i dati deboli sull’inflazione, benché previsti dai mercati.
I prezzi al consumo sono scesi ad aprile dello 0,8%, riportando il calo più forte dalla recessione del 2008. L’indice “core”, che esclude dal conteggio cibo ed energia, è sceso dello 0,4% il mese scorso.
I prezzi della benzina sono crollati di ben il 21%, scontando la pandemia del coronavirus e il tonfo delle quotazioni del petrolio (conseguenza diretta delle misure di lockdown).
Al contrario, i prezzi dei prodotti alimentari sono saliti ai massimi livelli dal febbraio 1974, secondo l’Ufficio di analisi economica (BEA).

Oggi intanto la banca centrale americana inizia ad acquistare fondi negoziati in borsa (ETF) come parte del suo nuovo strumento di sostegno all’economia da 2,3 trilioni di dollari.

Il flette dopo aver toccato il massimo da due settimane durante gli scambi asiatici, e torna sotto quota 100.
Il cambio sale in modo deciso, riportandosi verso 1,085 dopo essere sceso sotto 1,08 per la prima volta da quasi una settimana.
Il biglietto verde cede anche contro il franco svizzero, col cambio che si riallontana dalla parità.

Tra le valute principali, soltanto la sterlina perde quota rispetto al greenback. Il cambio scende infatti a 1,231.

Da segnalare alcuni importanti interventi negli States.
Il primo del virologo Anthony Fauci della Casa Bianca, che ha sottolineato il rischio di altre “sofferenze e morti inutili”, nel caso di un allentamento troppo veloce delle misure di contenimento-lockdown.
Il secondo intervento è prettamente economico, da parte del presidente della FED St. Louis, James Bullard, secondo il quale la “chiusura potrebbe durare forse 120 giorni, senza il crescente rischio di fallimenti e problemi finanziari più ampi”.
Il presidente della FED Richmond, Thomas Barkin, ha invece evidenziato che la ripresa potrebbe richiedere più tempo del previsto.
I policy maker Fed ieri hanno detto che faranno quanto in loro potere per sostenere l’economia pur evitando tassi di interesse negativi (cosa che aveva reso più attraente il dollaro).

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