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RBNZ: tassi fermi e approccio dovish. Ma l'NZD va in rally sulle speranze di accordo USA-Cina

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La Rbnz ha lasciato invariati i tassi d'interesse al minimo storico dell'1,50%, ma ha lasciato una porta aperta ad un taglio in agosto
Come era stato previsto dai mercati, la Reserve Bank of New Zealand (Rbnz) ha lasciato invariati i tassi d'interesse al minimo storico dell'1,50%. L'istituto centrale aveva operato un taglio di 25 punti base a maggio, e prima ancora un'altra a novembre 2016.

Tassi fermi, ma possibile taglio ad agosto


Non è giunta quindi alcuna sorpresa dunque dalla banca centrale neozelandese, che conferma una politica accomodante in considerazione delle prospettive economiche globali più incerte e della possibile frenata dell'economia domestica.
Tuttavia la Reserve bank non esclude possibili riduzioni dei tassi nel meeting di agosto del Monetary Policy Committee. Infatti sottolinea che "considerando le prospettive economiche globali più deboli e il rischio di una crescita interna moderata, è possibile che nel corso del tempo sia necessario un tasso più basso per continuare a raggiungere gli obiettivi".



Dollaro NZD in rally


L'atteggiamento da colomba della banca centrale, però non ha inciso sull'andamento del dollaro NZD. Il kiwi infatti ha accusato solo un brevissimo momento di calo, ma poi ha sovraperformato le altre valute G10. Adesso sta guadagnando lo 0,80% contro il dollaro americano (NZDUSD), continuando una fase molto positiva che possiamo cogliere dal grafico di .

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Le ragioni di questo rally possono essere duplici.
Da un lato la RBNZ ha parlato di taglio dei tassi "possibile", ma non probabile e inoltre la prospettiva di un taglio era già stata annunciata nel meeting precedente.
Ma la vera ragione di questo rally odierno va ricercata sul fronte della guerra dei dazi USA-Cina. Ricordiamo che Pechino è il secondo partner commerciale della Nuova Zelanda, e le voci su una possibile sospensione della nuova tornata di dazi americani, e la ripresa dei negoziati commerciali dopo la riunione fra Trump e Xi Jinping al G20, sostengono la valuta Neozelandese e la propensione al rischio sui mercati.

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