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L’ottimismo sul fronte USA-Cina spinge lo Yuan contro il dollaro (USD-CNH)

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La valuta del paese orientale sta accelerando contro il dollaro, malgrado i dati in arrivo da Pechino non siano incoraggianti

Non sono i dati macro, bensì l’evoluzione della guerra dei dazi con gli USA ad orientare gli investitori dello Yuan cinese. La valuta del paese orientale sta infatti accelerando contro il dollaro, malgrado i dati in arrivo da Pechino non siano incoraggianti.

A tenere banco è sempre la tensione USA-Cina, che sta vivendo una nuova fase di ottimismo. Dopo i colloqui tra le delegazioni dei due paesi dal 7 al 9 gennaio, ci sono state le parole del segretario al Tesoro statunitense Mnuchin sulla possibilità che Liu He (vice-premier cinese) viaggi negli USA a fine gennaio.

Malgrado non ci siano ancora passi davvero concreti sulla distensione tra Pechino e Washington, è comunque cresciuto l’ottimismo circa il futuro andamento dei negoziati. Questo ha alimentato la propensione al rischio sulle piazze asiatiche (le borse hanno toccato i massimi di 5 mesi), dando una bella spinta anche allo Yuan cinese (sia il CNY onshore che il CNH offshore), che – ricordiamo – lo scorso anno ha perso parecchio terreno contro il dollaro.

Il cross USDCNH ha toccato i massimi da fine luglio rispetto al suo pari americano e adesso viaggia a verso 6,75, quindi ben al di sotto della soglia psicologicamente fortissima di 7,00.
L’USDCNY nell’ultima settimana invece è sceso dell’1,8%, segnando il maggiore progresso settimanale dal luglio 2005, quando Pechino slegò la sua valuta da quella statunitense legandosi ad un paniere di valute estere diverse.
Sicuramente sull’andamento di questa coppia pesa pure la debolezza del dollaro, che sconta la prudenza della FED circa il futuro percorso di rialzo dei tassi USA.

Bisogna però sottolineare che se la guerra dei dazi regala sprazzi di ottimismo, il fronte macro cinese invece alimenta molte perplessità. L’inflazione si è indebolita all’1,9% annuale (il target fissato dalla PBOC è del 3%), andando peggio delle previsioni. I prezzi alla produzione sono cresciuti al ritmo più lento da due anni. L’indice manifatturiero qualche giorno fa è stato letto a 49,7, ovvero in zona recessione.
Tutto questo ha indotto il Governo a studiare nuovi stimoli economici, e molti analisti ritengono che continuando così le cose, nel 2019 la PBOC potrebbe essere costretta a misure forti come il taglio dei tassi d’interesse di riferimento.

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