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Turchia, secondo Fitch c'è un grosso potenziale. Ma l'inflazione...

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L'inflazione è scesa ma resta elevatissima. Ma la Banca Centrale non è intenzionata a effettuare ritocchi in aumento dei tassi
La settimana che va chiudendosi ha portato buone notizie per la Turchia. Mercoledì il Turkish Statistical Institute ha reso noto che l'indice dei prezzi al consumo è tornato a scendere, dopo l'impennata avuta di recente che l'aveva portato a quota 12,98%, ovvero il massimo dal 2003. L'ultima rilevazione infatti evidenzia una inflazione annua al 11,92%, comunque ancora molto distante dal 5% che è il target della CBRT.

Malgrado questo livello elevatissimo dell'inflazione, la Banca Centrale non è intenzionata a effettuare ritocchi in aumento dei tassi, sotto la pressione del presidente Erdogan che non vuole frenare la crescita (tenuto conto che nel 2019 ci sono le elezioni) che nel terzo trimestre è arrivata all'11,1%.
Le previsioni della CBRT dicono che l'inflazione rimarrà in doppia cifra almeno per tutto il 2018, ma anche oltre se la lira rimarrà debole (per non parlare poi del rischio disavanzo delle partite correnti).



Arrivano buone notizie però dall'agenzia di rating globale Fitch Ratings. Nel suo ultimo rapporto "Investimenti e dati demografici chiave per il potenziale di crescita dei mercati emergenti", Fitch ha fornito un elenco dei 10 più grandi mercati emergenti del mondo, in cui la Turchia si è classificata al terzo posto.
Secondo l'agenzia però il forte tasso di crescita del Paese "dipende in modo cruciale dai continui elevati tassi di investimento, che potrebbero essere vulnerabili a un prolungato rallentamento o ritiro degli afflussi di capitali".



Sul fronte valutario, l'ultima settimana è stata molto positiva per la Lira turca. La coppia UsdTry ha perso circa un punto e mezzo percentuale arrivando a 3,734. Analogo calo ha avuto anche la coppia valutaria EurTry, scivolata a 4,4933. Se allarghiamo l'orizzonte temporale a un mese, la Lira ha esteso i suoi guadagni contro il dollaro al 3,38%, recuperando così metà del terreno perso nel corso dell'ultimo anno (6,68%).

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