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Stretta più lontana dopo il meeting BCE e parole di Draghi: EUR-USD in calo verso 1,13

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Eurozona debole e rialzo dei tassi lontano: l'euro-dollaro scende sotto la soglia di 1,13 per la prima volta da metà dicembre
La BCE ha lasciato - come previsto - la politica monetaria invariata e i tassi di interesse a zero, ma ammette che i dati macro recenti sono stati più deboli del previsto. Questo sposta con ogni probabilità al 2020 il primo ritocco del costo del denaro e spinge l'euro verso il basso sui mercati valutari.

La decisione della Eurotower è parsa quasi inevitabile. I recenti indicatori macro della Eurozona hanno evidenziato un quadro debole, con una produzione che cresce al ritmo peggiore dal 2013 e il primo calo della domanda in più di quattro anni. Anche l'inflazione - secondo quanto ammette in conferenza stampa il presidente Draghi - dovrebbe diminuire nei prossimi mesi a causa calo del petrolio, riallontanandosi così dal target del 2%.



Il fatto di non aver cambiato già adesso politica monetaria e guidance sui tassi, è frutto soprattutto della consapevolezza che non esiste ancora un rischio concreto di recessione. Ciò consente alla BCE di prendere tempo e spostare a marzo, quando ci saranno dati più completi per prendere delle decisioni, eventuali nuove iniezioni di liquidità (attraverso una terza ondata di TLTRO).

Sul mercato valutario intanto l'euro balbetta. La Major EURUSD ha oscillato in seguito agli annunci di politica monetaria della BCE e alle conferenza di Draghi, per poi scendere sotto la soglia di 1,13 per la prima volta da metà dicembre.




La prospettiva molto concreta di un rinvio della stretta monetaria, fa sì che la valuta unica perda quota anche contro la sterlina (EURGBP a 8,866), lo Yen giapponese (EURJPY a 123,95) e il franco svizzero (1,127).

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