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Canada, la Banca Centrale alza il costo del denaro ma il CAD scivola

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Dollaro canadese penalizzato dalle tensioni sui mercati internazionali e dal calo del petrolio
Il mercato si aspettava un ritocco dei tassi di interesse da parte della Bank of Canada, e alla fine l'istituto centrale non ha tradito le attese. Nel pomeriggio di mercoledì infatti ha proceduto alla prevista stretta sul costo del denaro, alzando il tasso di interesse all'1,50%.

Si tratta della quarta stretta dal luglio dell’anno scorso, quando cioè l'istituto centrale canadese decise di invertire la rotta di politica monetaria in risposta alle pressioni sui prezzi al consumo e sul mercato del lavoro. Relativamente a questo 2018 invece è il secondo ritocco all'insù, dopo quello deciso a gennaio. Nell'ultima riunione di politica monetaria tenutasi a maggio scorso, i tassi sono stati lasciati invariati.

Peraltro la BoC si è ulteriormente impegnata a proseguire in maniera graduale nel percorso di rialzo dei tassi. Tuttavia, ha pure messo in conto eventuali scossoni derivanti dalle frizioni commerciali internazionali su investimenti ed esportazioni. A tal proposito ricordiamo che il Canada ha inviato il 76% delle sue esportazioni di merci verso gli Stati Uniti nel 2017, e inoltre le esportazioni rappresentano quasi un terzo del PIL canadese.



Riguardo al futuro, la banca centrale ha rivisto al rialzo la propria stima sulla crescita del secondo trimestre, portandola da 2,5% a 2,8% ma prevedendo un rallentamento a 1,5% nei tre mesi al 30 settembre.

Dopo la decisione della BoC, la coppia UsdCad è schizzata verso l'alto arrivando a quota 1.320. Pesano sia i timori riguardo agli effetti delle tensioni commerciali globali, sia il calo del petrolio (il Loonie è sensibile alle materie prime).
La valuta canadese è in calo anche nei confronti dell'euro, sia pure in modo più contenuto. L'EurCad scambia a 1.5419.


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